Discotecando allegretto


Dai che alla fine è uno tra i miei posti preferiti.
Tanta tanta gente.
(Troppa ieri, ammassata).
Eleganza non volgare.
(Non in chiunque, ma non ci si lamenta).
Musica incalzante e minigonne abbastanza diffuse.
(Perizomi esposti e cubiste trash anche).
Sale per diversi gusti.
(Con vocalist un bel po’ banali).
Ordino da bere. Bicchiere in vetro, buono. Ovviamente Martini.
(Baristi se la menano).Torno a casa al mattino.
Stanco e sudato.
Sono un ballerino d’altronde.
Biglietto del parcheggio e timbro della discoteca in mano.
Li appoggio sull’ultima fatica di Fabio Volo.

Il libro: “Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti”.
Serate così vanno alla grande Fabio.
Finalmente non aspetto nessuno infatti.
Sono contento di essere in un periodo dove altri aspettano me.
Buonanotte.

Carta sprecata

C’ho la tensione che scuote ogni singolo nervo del mio corpo.
Fra un quarto d’ora verrò mangiato da un professore.
Sono seduto ad un tavolo con il quaderno in mano.
Ripeto mentalmente gli schemi negli ultimi minuti utili.
E mi ritrovo in mano un volantino.
Firmato “Comunione e Liberazione”.
Che già mi fa incazzare la firma.
Lo leggo.
Distolgo un poco l’attenzione da quei maledetti appunti.
Questi sono indignati perchè sembra che ad un Papa sia stato negato il diritto di parlare.
Già mi suona come cazzata.
Però meglio indagare.
Adesso torniamo al mio nervoso.
Che m’è diventato ancora più nervoso, mi sa.
E’ pomeriggio adesso.
Sto correndo sotto i portici della zona universitaria.
Il parcheggio ce l’ho ancora per un’ora.
E’ poco quindi corro più forte.
Mi fermano 3 volte.
Ogni volta una coppia di ragazzi mi piazza quel volantino in mano.
Cazzo.
“La Sapienza”…blablabla…”una vergogna per l’Italia”…blablabla…e corro.
Questi li straccio.
Che poi ci guardo dopo. Notte.
Torno dalle solite marachelle serali.
Stanco e appesantito.
Passato per auto, pub, nuvole di fumo, bicchieri, camerieri e  musiche.
Mi collego.
Un riflesso automatico.
Controllo le mie web-menate.
Poi mi torna in mente quei ragazzi tanto convinti.
Quelli lì, “Comunione e Liberazione”.
Bah, vediamo chi sono, per bene.
Clicco.
Ok, vediamo la notizia.
Clicco, clicco e riclicco.
Ok, vediamo le opinioni.
Clicco, clicco e riclicco.
Bene.
Mi suonava bene.
Trattavasi di cazzata.

Disinformazione + Orgoglio cieco e ignorante +  Strumentalizzazione della falsa-censura
=
Volantino firmato Comunione e Libertà!

E pensare che potevo evitare di leggere.
(Ah…quei ragazzi tanto convinti…provo quasi pena, quasi…)
Potevo iniziare subito a far origami.
O striscioline. O coriandoli finifini.
Mi sarebbe anche passato il nervoso magari…

Riflettendo

Oggi bevevo caffè.
Smangiucchiando m&m’s.
Pensando random.
Facciamone un post. Che sarebbe ora di scrivere il mio indirizzo msn qua sopra.
Che sarebbe interessante vedere se arriva qualcuno.
Che comunque ci vado poco su messenger.

Che mi trovo meglio in biblioteca.
Che la però non ci sono i cagni.
I cagni che mi ascoltano parlare di circolo portale ipotalamo-ipofisario e altre menate.

Che è dura imparare bene tutte le suddette menate.

Che sarebbe una maialata tocciare un m&m nel caffè.
Che se dovessi farlo lo farei col cucchiaino.
(Che poi l’ho fatto.)

Che dovrei finire il miniracconto che sto pensando.

Che è stato un po’ strano quest’ultimo periodo.

Poi il caffè è finito.
Gli m&m’s pure.
E son tornato sui libri.

Terrorino

Ho sempre quel terrorino lì.
Quello che potrebbero esserci delle blog spie.
Sì, qui nelle mie pagine.
Nei miei messaggi privati.
Gente della mia vita reale che si spaccia per anonimo blogger.
Personaggi in carne e ossa, che ho visto e toccato che strisciano silenziosi.
Mangiano le mie bloggosità di nascosto.
Si fanno e rifanno gli occhi del mio privato mondo colorato e fanno gli amici virtuali.
Paura d’esser seguito dalla gente da cui scappo.
Ma se lo scopro sparisco.
Eppoi è solo un terrorino.

Bla Bla Bla

[…]

Rivela un’altra ragazza immagine, Francesca Lodo: "Ci si ritrova in discoteca, a volte… All’Hollywood, piuttosto… Non posso… non posso fare i nomi, non mi va di fare i nomi". Ma poi racconta, e si legge ancora nelle carte, che Belem Rodriguez, amica e collega, "una pista l’ha fatta con me". Dove? "Nei bagni dell’Hollywood". Bagni affollatissimi. Ci puoi incontrare che "pippa una riga", stando almeno a un’intercettazione, pure Francesca Versace. E, appena fuori dalla discoteca, ecco scattare gli agguati. E pure i calciatori Coco e Gilardino vengono paparazzati, prima uno e poi l’altro, insieme a ragazze che chissà come gli sono arrivate in braccio: e tutti devono pagare, per "non avere nocumento all’immagine".

Ma fosse solo l’Hollywood: nelle carte c’è chi racconta di come ha comprato "cocaina per conto della soubrette Aida Yespica, da un certo G.", in seguito identificato in un dipendente della discoteca Toqueville di Milano. Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa. Come il Pietro Tavallini, che sembra l’erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, "è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"".

[…]  Qui l’articolo intero.

Chemmerda…

Organizzando una vacanza

Thailandia. Organizzare un viaggio del genere è dura per me. Non sono mai uscito dalla mia piccola e confortante Europa. Viaggiare qui è sempre stato come spostarsi in casa. Non è come spostarsi laggiù.
Aereo transcontinentale (dalla modica cifra di 800 euro).
Stagione inusuale per viaggiare (per evitare terribili piogge tropicali).
Cultura diversa (finalmente) quindi timore revenziale.
Dubbi disparati.
Insomma tante cose che un piccoletto come me non controlla a pieno.
Quindi parto con le interviste.
C’è chi si limita al
"Bello bello, vai vai!"
Chi diverge in racconti entusiasmanti.
Chi da qualche consiglio pratico.
"Portati la carta igenica!" "Compra il ciboindigenodalnomeimpronunciabile!"
Ma oggi un intervistato mi ha aperto gli occhi.
Dice: "Non andare così poco. Per questo viaggio ti servono minimo tre mesi. Prenditi tre mesi."
Accidenti.
"E gira in posti dove la gente non capisce da che mondo vieni."
Posti sperduti.
"Sperduti."
"Poi capisci che in tre mesi puoi concederti di fermarti ad ascoltare il vento quando ti va.
Puoi decidere di stare a letto fino a mezzogiorno. Di partire per un isola. Di camminare per vicoletti. Qualsiasi cosa."
E qua?
"Qua ti prendi una pausa."
Ecco, mi ha aperto gli occhi. Non sono in grado di fare una cosa del genere. Che è così semplice cacchio. Prendermi una pausa. Studi. Lavoro. Magari anche amici, amore. Una pausa. Così semplice e così impossibile. Incredibile. Sono troppo legato alla mia vita per poterla concepire questa pausa. Forse sì, forse no. Forse rimando a periodi più stabili. Mi sembra di perdere un’occasione. Forse rimando al mai. Mi sento stupido.
Oggi comunque inizio a desiderarla questa pausa impossibile.
Desiderarla. Una parentesi in un mondo lontano. Un’avventura. Una pausa.
Magari finisce che salgo su un aereo.
Magari finisce in una frustrazione.