Un canale, una pista, un muro

Dopo un pranzo abbondante, un buon caffè
e un quarto d’ora di pupe e secchioni decerebrati alla tele,
so già che fra poco dovrò sostare al cesso.
Quindi starò qui per poco.

Avevo già avuto occasione di scrivere robe del genere,
ad esempio QUI e QUI però sono rimasto ancora piacevolmente stupito
dal “mood underground” di certe parti della mia cittadina.
C’è una pista ciclabile qua vicino che corre diritta assieme ad un canale.
Corre anche assieme alla ferrovia, dalla quale è separata da un muro.
Il canale, la pista, il muro.
Percorrendola in bicicletta e girando la testa si può seguire l’acqua o i graffiti.
Natura o colori. E’ un contrasto netto, artificiale, ma piacevole.
Una lingua di cemento è diventata una piacevole lingua di cemento.
Un grazie a ragazzi e ragazzini che sfogano così le loro bombolette.

Ero contento della scoperta quindi domenica
sono tornato e ho fatto un video col telefonino.
Rischiando di spiaccicarmi con bici e tutto giù per il fiumiciattolo.
Ci ho messo sotto una bella canzone. Ecco.

Era nuvoloso, peccato.
Ma se siete bolognesi cercatela quella pista.

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Lezioni e vita

I tumori epiteliali dell’ovaio possono decorrere senza sintomi; spesso però l’animale presenta ascite e distensione addominale. Ecco cosa spiega il professore laggiù. E’ un uomo di mezza età, alto e magro, brillante, con una buona carriera alle spalle e un ottimo stipendio a fine mese. Dice ancora che l’esame ecografico evidenzia masse ipo-anecoiche a margini irregolari, posizionate caudalmente al rene. Non si inceppa mai, una parlantina veloce e consapevole, sorretta da eserciti di pazienti visitati, casi risolti e convegni internazionali. Queste persone sembra non abbiano mai fallito.
Sembra non abbiano mai avuto incertezze.

Si passa ai tumori stromali: pare che il più frequente sia il tumore alle cellule della granulosa. L’aula è leggermente buia, fresca e a tratti sussurrante. Presentazioni powerpoint proiettate gigantesche da un proiettore. A veterinaria il pubblico è per la maggior parte femminile. La media è uno strano incrocio tra donna e ragazzina. I professori sono invece quasi tutti uomini. Per la maggior parte figli, parenti o galoppini di luminari o di altri “chiarissimi”.
Casovuole.

Nel 31% dei casi, se il tumore in questione si presenta monolaterale, l’ovaio sano è inattivo. Pare interessare ben poco a questa gente attorno a me. Molta noia, sbadigli. Sono poche quelle che prendono appunti ma quelle che lo fanno non si fermano mai: sembrano in trans. Le loro bic sparano mille parole al secondo. Rappresentano quel genere di studente che fa degli appunti la propria ragione di vita. La medicina per loro è fluido vitale: scorre nelle vene dalla nascita. Ecco, finalmente il quarto d’ora accademico, per loro è ora di controllare le pagine appena mitragliate, confrontarle, catalogarle e preparare le munizioni per l’ora successiva.
Click Clack. Si ricomincia.

Adesso si parla di sperma; in particolare dei parametri di riferimento per valutare l’eiaculato di cani e gatti. Più interessante forse, ma la gente in aula è diminuita: non verranno prese le firme di frequenza oggi. Molte ragazze rimaste comunque sono mentalmente assenti. Le più eleganti guardano lo smalto, si toccano i capelli, controllano l’Iphone o scavano in borse firmate a caccia di qualcosa con cui intrattenersi. Questa categoria ha le spalle coperte. Appartamento comodo in zona costosa, accessori ultimo grido, netbook in valigia accompagnato dagli immancabili fondotinta e rossetto, cagnolino carino-carino e nessuna preoccupazione per i duemila di tasse universitarie. La loro carriera avanza lenta ma inesorabile, mostrando un perizoma per un diciotto e incastrando lo studio fra serate alcoliche e internati a fianco dei docenti preferiti.
“Captatio benevolentiæ” diceva Shopenhauer.

Adesso sullo schermo ci sono immagini: fimosi e parafimosi. La prima: incapacità a retrarre il prepuzio per scoprire il glande. La seconda: incapacità a retrarre nel prepuzio il glande scoperto. Appunto. Tra questi banchi ci sono un sacco di vegetarian-alternativi. Quelli che scelgono di essere qui convinti di cambiare il mondo a colpi di soia e tofu. Raccolgono i passerotti caduti dal nido, li caricano sulla bicicletta rubata e li curano a casa, tra mille altre bestioline. Alcuni coltivano, ma più  spesso fumano, erbe aromatiche tra una lezione e l’altra, giocando con cagni di passaggio. Poetico finché non scopri che il padre, lo zio o il nonno hanno già un comodo studio privato dove sistemarli a vita e che tra le bestie domestiche ci sono un raro lupo cecoslovacco e un pappagallo in via d’estinzione.
Bah.

Dunque: la terapia in caso di parafimosi è conservativa: lavaggio e lubrificazione del glande prima del riposizionamento. Ben pensandoci nei banchi qua attorno di scapestrati poco motivati ce n’è. Molti, come me, hanno pochi esami sul libretto, però pochi sembrano porsi qualche problema.  Alcuni invece sono indiscutibilmente irrecuperabili. Dove mi collocherò io? Che studente sono? Mah. Forse sono nel posto sbagliato? O forse nel posto giusto ma con le motivazioni sbagliate? Altrove starei meglio? Quanti dubbi…qua si decide la vita…eppure sembrano tutti così rilassati! Se avessi sbagliato a scegliere questo banco? Se sbagliassi a non sceglierlo? Non avrei nessuna rete su cui cadere. Che fatica collocarsi nel mondo.
Beh, l’ora delle dodici è agli sgoccioli.

Ultimo concetto: in caso di grave parafimosi la terapia consiste nell’amputazione chirurgica del pene necrotico.
Sono uno studente con futuro incerto ma a qualcuno certo può andare peggio.

Una panchina

“ Una volta lasciai il mio cuore ad una ballerina bellissima.
Lei lo prese, lo mise delicatamente sui binari e salì sul treno. ”

Certe storie pseudo-romantiche è molto meglio riassumerle in due righe all'inizio.
“Uomo avvisato mezzo salvato” si dice. Fatto sta che ho una scritto un pezzo di vita mia. Ecco.

Una volta lasciai il mio cuore ad una ballerina bellissima.
Appunto.
E' successo su una panchina in Montagnola, a Bologna.
La ballerina veniva da fuori città, portava sempre aria nuova.
Era elegante ma selvaggia allo stesso tempo.
Mi aveva conquistato mesi prima.
Con poche mosse sinuose, in discoteche affollate e rumorose.
Ballare con lei era una cosa irresistibile.
Caldi strusciamenti. Ricordo ancora molto.
Su tutto l'odore dei suoi capelli quando vi affondavamo dentro, baciandoci in pista.
Poi il sudore, le mie mani sui suoi fianchi, sotto la maglietta, altrove.
Ma erano notti. Di mattina la ballerina non era mai mia.
Rimanevano grossi vuoti tra quelle notti. Non mi bastavano più.
Usciva da un portone del centro, quel giorno, quando l'ho vista.
L'ho presa per mano fino alla panchina.
Là l'ho baciata. Come avevo fatto mille notti.
Ma quel giorno avevo in mano il mio cuore.
Ero preparato: un discorso semplice, conciso, appassionato.
Mi ero dato un gran contegno da uomo.
Non mi ha risposto. Era tardi. La ballerina doveva andare.
“Se sali su quel treno senza dirmi niente sparisco.
Le notti non avranno avuto nessun senso.”
In risposta un bacio. Lungo. Silenzioso.
Avevo ancora il mio cuore in mano.
Lei lo prese, lo mise delicatamente sui binari e salì sul treno.

Sembra romanzata ma è andata davvero così. Non l'ho più rivista.
Comunque bella quella panchina.

Foto di lauracchia80

Cheppalle

Una donna inizia a scrivere online.
Ma anche non una non-donna.
Basta che piazzi un nickname da donna
E una foto o due anche vagamente riconducibili al concetto “femmina”.
Ecco. Questa inizia a scrivere.
Qualsiasi poema o merdata che scriverà
Sarà un boom di visite.
Mantenerle sarà difficile certo, ma la visibilità è assicurata.Conclusione.
Il web è di noi uomini.
Grandi maniaci anche quando cerchiamo letture.
Cheppalle.
Cin cin.


Ecco la tipica foto per intrigare il maschio medio.
Da tenere a mente.
Ben, manteniamo la coerenza di questo fotoblog:
Ecco una foto che non c’entra un cacchio.


E’ un pezzettino del parco sotto casa.
Un pezzettino abbandonato, dove non passano i giardinieri.
Affianca una villa con un giardino molto curato, alla vista stacca molto
Perchè sembra una giungla al confronto con quel che c’è al di là del recinto della villa.
Mi piace passare in mezzo a quelle erbacce, tra gli alberi storti.
Comunica più Natura del resto del parco.
Anche se Flick ci si ingarbuglia col guinzaglio.


Ciao.

Camminar per Malta

Anche se probabilmente molto connessi tra di loro,
dal “socio/psicopatico” sono tornato al genere “evasione dalla realtà” credo.
Nel farlo, un pomeriggio, torno a casa da “scuola” e mi raso la testa.
Bravo ragazzo, sì.
Poco prima di questo ho sgambettato in infradito per Malta.
Una settimana per assaporare un posto mai visto.
Ho immerso i miei sensi superamplificati dalla voglia di partire,
per le strade, città, coste e spiagge della bella isoletta.
Qualche flash per i naviganti.
Romantica, La Valletta è la capitale di Malta.
E’ fortificata in pietra; parla di cavalieri, guerra e battaglie.
Puoi concederti un tuffo sempre,
le acque che la circondano sono amiche accoglienti.
Il Grand Harbour è contagiato dal fascino del mare,
in tutte le sue parti, ovunque: è ipnotico e meraviglioso.
Saltiamo a Gozo, rocciosa e silenziosa.
Il mare, colorato, scava grotte e bellezze ovunque.
Acque fredde, sole caldo, leggero vento.
Mediterraneo di spine, cespuglietti e scogliere.
Coste ruvide, selvagge che parlano una lingua diversa dal solito.
Alla fine vi porto a Comino.
Un’isola-puntino.
Tanta gente qui, per la Blue Lagoon.

..
.
(Sospirone)
Non preoccupatevi, almeno, adesso, di domenica, la piscina è aperta.

Lavorare in una Val Verde

Il ridente paesino ospita un mega albergo.

Una di quelle strutture che ad andarci in vacanza ti senti in paradiso.

Lavorarci è un altra cosa.

E già lo sapevo.

Fatica.

Che c’è da pulire il fondo della piscina (enorme) alle otto di mattina.

C’è da lucidare piastrelle, sistemare lettini, aprire ombrelloni.

C’è da sparecchiare i tavoli delle colazioni in piscina e da spazzare.

C’è il corso di nuoto come da programma d’animazione.

C’è l’idromassaggio da sistemare, poi il cloro e l’acido.

C’è una cena di gala, un aperitivo o un party in piscina da allestire.

C’è da sistemare per la chiusura e lavare i pavimenti.

C’è da coprire le vasche riscaldate e svuotare i posacenere.

C’è da farsi una doccia veloce che poi si incomincia al bar.

C’è da servire velocemente e caricare la lavabicchieri.

C’è da inventarsi qualcosa quando le bottiglie finiscono.

C’è da pulire la macchina del caffè la sera tardi, che impazzisce e schizza ovunque.

E ancora mille lavoretti.

Corri di qua e corri di là.

E sono solo un bagnino.

Gente.

La gente non esiste: ci sono solo clienti e personale.

Tutti possono essere ricondotti alle sopracitate categorie.

Tra di loro ci sono buoni e cattivi.

Inutile dire che i più pericolosi sono i cattivi del personale.

Inutile dire che i migliori sono i buoni del personale.

E così sfilano serate alcoliche di risate, musiche e giochi.

A mettere l’aggettivo “indimenticabile” anche davanti a questo mese qui.

Si ringraziano tutti via!

Grazie Ale per prima.

Poi Pino, Silvia, Monica, Ely la mora, Daniela, Miki, Seba, Pota, Davide, Fabia, Vero, Michael, Maria, Anna, Simone, Maxine, Oana e tutti gli altri. Compresa te che non te lo aspetti ed escluso chi so io.

Poi:

Non potevo non scriverlo!

In questa frenesia ho conosciuto dal vivo Saoirse!

Bello vedere e ballare la blogger in carne e ossa!

Un bacione e una piadina Sarinaaaa!

Adesso un bel respirone e si riprende la vita reale.

Ricomincio a leggere.

Ricomincio con la gente di città.

Ricomincio a studiare e lavorare.

Poi magari scrivo qualcos’altro su questo mesetto.

Ma poi e magari.

Intanto: saludos amigos!

Locus amoenus

La facoltà di Agraria è un bel palazzone.
In una periferia di cemento piatto e sterpaglie.
Ma pur sempre un bel palazzone.
Fatto a ferro di cavallo.
C’è un giardino dal sapore finto nel mezzo.
Con qualche albero.
Ampie aperture laterali creano correnti d’aria maestose.
Un portico grigio scorre sul lato interno.
Su quello si aprono le varie porticine.
Aule, uffici, dipartimenti, bar, biblioteca.
C’è una calma strana in questo pomeriggio vuoto.
Entro nel ferro di cavallo e la percepisco.
Pochi personaggi lenti in uno scenario enorme.
Sarà per tutto quel maestoso per nulla, sono a disagio.
Me ne vado.