Tornando all’opera


Pian pianino recupero il solito tram tram.
Vado in facoltà.
Mi iscrivo in una lista per essere torturato in Fisiologia.
Saluto ipocritamente un paio di facce note.
Sfoggio il mio colorito.
(svanirà presto…)
Vado dal Decatlon e mi compro un costume.
Tribord. Parigamba nero taglia emme.
Mera esigenza di lavoro.
Vado al lavoro.
Saluto, un poco meno ipocritamente, altre facce note.
Saluto la mia amica.
Vado a casa stanco.
Pizza.
Ed eccomi qua.
Parliamo d’altro.

Tuk tuk.
Sicuramente simbolico di Bangkok.
Frenetico. Impazzito. Veloce.
Sfreccia superando a destra e manca mille ostacoli.
Inquinante. Sporco.
Come la cappa smoggosa che copre tutta la città.
Ricco di dettagli colorati, come perle in mezzo al fango.
Così svettano le cime colorate dei templi, delle sfarzose residenze reali e degli stupa.
Divertente. Coinvolgente.
Mille cose da vedere, fare, mangiare, comprare.
Affabile. Curioso.
Un mondo nuovo di mille sapori.
Alcuni piacevoli, dolci, frizzanti. Altri terribili, tristi, amari.Contrasti netti.
Come del resto tutto qui, nel cammino del turista medio.
Ti muovi estraneo in percorsi perloppiù studiati per te. Per te dalla pelle chiara.
Bancarelle frenetiche di souvenirs, falsi, seta, abiti, pietre preziose, argento. Megastores. Noodles e riso servito in ananas. Insegne al neon. Hotels. Clubs. Taxi. Cocktails. Massaggi. Musica. Ragazze e ragazzi.
Nel backstage, la povertà. Il disordine e lo sporco. I bambini e gli anziani. I veri sorrisi. La gentilezza. I fumi dei veri sapori. L’incomprensibilità di qualcosa di troppo diverso, forse.
Di troppo lontano.
Di troppo.
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Partito!


Bene.
Domani si parte.
All’alba.
Destinazione: Thailandia.
Bangkok. Chiang Mai. Phuket.
Durata 22 giorni.
Vacanza pura.
Un po’ d’ansia.
E un bel po’ di impazienza.
Salutino a tutti quanti.
Prossimo aggiornamento 11 dicembre direi!Ora è meglio che mi metta sotto…
devo ancora preparare il trolley rosso fuoco…