Multipersonalità Borderline

Qua sicuro non siamo verbosi.
Siamo in tempi ascetici.
Per meglio dire: autistici.
Io e io e ancora io, nell’ ormai incontrollabile numero di personalità generate, abbiamo fatto tante cose qui! Cosa credi?
Abbiamo sistemato nell’armadio un mazzo grosso di quaderni carichi di nozioni e scrittine sottolineate, tanto per cominciare. Dopo abbiamo versato un sacco di monetine in banca.
Poi abbiamo aperto ancora una volta il bidone, quello grosso e profondo, dell’immondizia umana e, con lanci di tutto pregio, abbiamo scaraventato un paio di persone. Centri pieni, niente rimbalzi sul bordo.
Abbiamo portato a casa più favori che impicci e siamo diventati più stronzi, o almeno c’è da sperarlo. Aridi, sicuro, al punto da reiscriversi al Dio Social per poter essere consapevoli di ignorare i conoscenti.

Bevemmo superalcolici con l’ombrellino, tutti per uno ed uno per tutti, e continuiamo a farlo ma con ospiti meno inattesi e gloriosamente non ipocriti.

Purtroppo dormiamo molto poco e molto poco in compagnia perchè nel frattempo ci sono cresciute lunghe spine dolorose sulla pelle. Tengono lontani un po’ tutti, chi si fa avanti deve essere deciso altrimenti va poco lontano; siamo velenosi di ‘sti tempi.

L’automobile non ci conteneva tutti assieme, così pure i vestiti e la pelle. Cambieremo tutto, si parte dalla quattro-ruote.

Da un po’ puniamo la tivvù-bastarda con colpi secchi di giornali arrotolati. Poi li mettiamo sotto braccio e leggiamo per riempire i pochi secondi liberi.

Sfuriando un tasto è caduto sul pavimento, il numero sei. Come il “6 novembre”, il giorno che probabilmente andremo a Torino a sudare in pista.

Oggi abbiamo per la prima volta sorriso assieme nel vedere qualcuno sguazzare in un degrado che noialtri abbiamo allontanato.
Non c’è molto di buono nell’essere come noi, ma forse iniziamo a vedere le cose nella giusta prospettiva.
Saluti cari.

Finto Bacione

Trevi lo hai conosciuto perchè era inevitabile.
Trevi lo saluti perchè è fresco ed elegante.
Perchè salutare gente così ti fa risplendere agli occhi della sgrilletta che hai sotto braccio.
A Trevi parli quando ti annoi, per svagarti.

Ti fermi al bar con Trevi perchè speri in una sigaretta.

A Trevi stringi la mano perchè dopo ti accompagna a casa in macchina.

Due bacetti sulle guance a Trevi. Perchè vuoi far vedere che sei educata e poi ha un buon profumo.

Mangi con Trevi perchè poi te lo offre il pranzo.

Trevi è un mito perchè ti fa entrare in lista.

A Trevi schiacci un cinque perchè ti paga da bere.

Fermi Trevi per strada quando sei con le amiche.
Così hai qualcuno di cui spettegolare dopo.

Aspetti Trevi perchè ti deve portare da qualcunaltro.

Telefoni a Trevi perchè vuoi gli appunti.

Balli con Trevi perchè ti fa divertire sempre.

Un bacio a Trevi.
Dall’altro lato della pista c’è il bersaglio da ferire.

Scopi con Trevi perchè poi hai il letto dove dormire.

Ti droghi con Trevi per non essere del tutto solo.

Corri con Trevi perchè poi ti prende in braccio quando sei stanca.

Poi leggi la roba di Trevi.

Perchè se scrive è ancora vivo.

Perchè se è ancora vivo può ancora servirti.

Un finto bacione a chi si sente toccato.


Ciao.

Pantano stanco in salsa d’ansia


Oggi il fiumiciattolo del parco sembrava quasi pulito.
Sarà che è pieno.
E l’acqua limacciosa copre.
In secca infatti vengono fuori cadaveri d’ogni rifiuto.
Ben, oggi no, fortuna.
L’unico rifiuto sembravo essere io.
Unica ora d’aria in una giornata grigia.
Mi bagno i piedi nell’erba umida d’un fiumiciattolo ingannevole.
Son stanco di studio mattutino.
Prevedo stanchezza da lavoro pomeridiano.
Crescente ansia pre-esame.
Scatto foto.
Poi weekend relax.
Spero.

Yeah

Giornata frenetica.
Che non ha lasciato spazio a molte cose che dovrei fare.
Però cielo limpido.
Venticello.
27 gradi di sole caldo.
Sono in macchina. Vado al lavoro.
Ben vestito. Bella musica.
Lenti a specchio proteggono l’occhio stanco.
Elegante e canterino.
Braccio fuori e canto.
Sono un figo invincibile e scatto una foto.
Yeah.

Riflettendo

Oggi bevevo caffè.
Smangiucchiando m&m’s.
Pensando random.
Facciamone un post. Che sarebbe ora di scrivere il mio indirizzo msn qua sopra.
Che sarebbe interessante vedere se arriva qualcuno.
Che comunque ci vado poco su messenger.

Che mi trovo meglio in biblioteca.
Che la però non ci sono i cagni.
I cagni che mi ascoltano parlare di circolo portale ipotalamo-ipofisario e altre menate.

Che è dura imparare bene tutte le suddette menate.

Che sarebbe una maialata tocciare un m&m nel caffè.
Che se dovessi farlo lo farei col cucchiaino.
(Che poi l’ho fatto.)

Che dovrei finire il miniracconto che sto pensando.

Che è stato un po’ strano quest’ultimo periodo.

Poi il caffè è finito.
Gli m&m’s pure.
E son tornato sui libri.

Cinte

Ce ne sono quindici sulla pancia del mio cuscinorso firmato ikea.
La prima è un regalo speciale.
La più remota l’ho comprata in una bancarella ad Oliva, un paesello nel sud della Spagna.
Poi c’è quella da San Marino, borchiata, supertrash.
Una e un altra vengono da disuso paterno:
la prima è rossa, molto underground, made in pull&bear e semplicemente benettonosa l’altra.
Una è rubata.
Quella di Gucci quasi non mi garba più.
Ce n’è una Sisley, elegantemente nera.
Ne sbuca una Fendi, sottile sottile, marrone.
E una Diesel con il grosso fibbione.
Poi, a proposito, ne ho una (FiftyFive) che si può considerare una fibbia con cinturino,
tanto è enormemente tamarra.
Poi ne ho una modestissima senza fibbia.
Rocco Barocco è ancora inscatolata per essere stretta.
E l’ultima è un regalo di un amico.

Una piccola storia dentro di me per ognuna di esse.
Bello pensarci.
E bello pensare che sono storie solo mie.