Bla Bla Bla

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Rivela un’altra ragazza immagine, Francesca Lodo: "Ci si ritrova in discoteca, a volte… All’Hollywood, piuttosto… Non posso… non posso fare i nomi, non mi va di fare i nomi". Ma poi racconta, e si legge ancora nelle carte, che Belem Rodriguez, amica e collega, "una pista l’ha fatta con me". Dove? "Nei bagni dell’Hollywood". Bagni affollatissimi. Ci puoi incontrare che "pippa una riga", stando almeno a un’intercettazione, pure Francesca Versace. E, appena fuori dalla discoteca, ecco scattare gli agguati. E pure i calciatori Coco e Gilardino vengono paparazzati, prima uno e poi l’altro, insieme a ragazze che chissà come gli sono arrivate in braccio: e tutti devono pagare, per "non avere nocumento all’immagine".

Ma fosse solo l’Hollywood: nelle carte c’è chi racconta di come ha comprato "cocaina per conto della soubrette Aida Yespica, da un certo G.", in seguito identificato in un dipendente della discoteca Toqueville di Milano. Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa. Come il Pietro Tavallini, che sembra l’erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, "è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"".

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Chemmerda…

Organizzando una vacanza

Thailandia. Organizzare un viaggio del genere è dura per me. Non sono mai uscito dalla mia piccola e confortante Europa. Viaggiare qui è sempre stato come spostarsi in casa. Non è come spostarsi laggiù.
Aereo transcontinentale (dalla modica cifra di 800 euro).
Stagione inusuale per viaggiare (per evitare terribili piogge tropicali).
Cultura diversa (finalmente) quindi timore revenziale.
Dubbi disparati.
Insomma tante cose che un piccoletto come me non controlla a pieno.
Quindi parto con le interviste.
C’è chi si limita al
"Bello bello, vai vai!"
Chi diverge in racconti entusiasmanti.
Chi da qualche consiglio pratico.
"Portati la carta igenica!" "Compra il ciboindigenodalnomeimpronunciabile!"
Ma oggi un intervistato mi ha aperto gli occhi.
Dice: "Non andare così poco. Per questo viaggio ti servono minimo tre mesi. Prenditi tre mesi."
Accidenti.
"E gira in posti dove la gente non capisce da che mondo vieni."
Posti sperduti.
"Sperduti."
"Poi capisci che in tre mesi puoi concederti di fermarti ad ascoltare il vento quando ti va.
Puoi decidere di stare a letto fino a mezzogiorno. Di partire per un isola. Di camminare per vicoletti. Qualsiasi cosa."
E qua?
"Qua ti prendi una pausa."
Ecco, mi ha aperto gli occhi. Non sono in grado di fare una cosa del genere. Che è così semplice cacchio. Prendermi una pausa. Studi. Lavoro. Magari anche amici, amore. Una pausa. Così semplice e così impossibile. Incredibile. Sono troppo legato alla mia vita per poterla concepire questa pausa. Forse sì, forse no. Forse rimando a periodi più stabili. Mi sembra di perdere un’occasione. Forse rimando al mai. Mi sento stupido.
Oggi comunque inizio a desiderarla questa pausa impossibile.
Desiderarla. Una parentesi in un mondo lontano. Un’avventura. Una pausa.
Magari finisce che salgo su un aereo.
Magari finisce in una frustrazione.