Il Robottino

Visto “Walle”, ecco.
E’ ambientato in un futuro lontano 700 anni da noi.
Gli umani hanno consumato la terra e l’hanno abbandonata.
Nel farlo si sono anche trasformati.
Ciccioni privi di scheletro che vivono seduti.
In simbiosi con poltrone hi-tech con cibo a portata di mano.
Presi da monitor e cazzate non si guardano nemmeno in faccia tra di loro.
Bene.
Pensavo che secondo me non dista proprio 700 anni questo futuro.
Tuttaltro cazzo.
Resta che quel robottino è davvero troppo simile a Numero 5.
Quindi, se sbrodolate per Walle, cercate “Corto circuito”.
C’erano già arrivati nel 1986.

Che altro…
Beh, dopo un letargo mentale di quasi cinque mesi il quipresente ha dato un esame.
Per farlo ha visto qualche tramonto in biblioteca.


Ha scoperto la Mediateca e relativa barista equacarinaesolidale.
Poi ha imparato che il vino bianco è buono e il mal di testa prima dei bimbi in piscina no.
Ha cenato con compagni di classe e ha conosciuto il Krisstal.
Conscio di conoscere gente molto più arida e meno consapevole della solitudine di lui,
rimane ugualmente allarmato dalla propria stessa superficialità d’annata.
Ma non male, suvvia.

Cinica nebbia nuova

Mettevo in ordine vecchi scritti e nuovi pensieri.
Ho fatto caso ad una roba.
Sto diventando cinico.
Più cattivo, aguzzo, meno poetico.
Non che sia necessariamente un fatto da interpretare.
Quindi cavalcherò questa nuova tendenza:
non me ne frega assolutamente un cazzo.
Spero che chi conosce capisca e che chi passa per caso gradisca.
C’è bisogno di respirare denso adesso.
Penso questo guadando con la macchina un fiume di nebbia.
Di quelli fitti che si incastrano ogni tanto tra i colli bolognesi.
Spettrale, affascinante, inevitabile.

Mica tanto a post

Capitano post così.
Serate così.
Stasera mi sento svuotato.
Tutti hanno problemi e li scrivono glitterati e lagnosi sui blog.
Clichè penoso ma me ne frego e ci casco.
Si può ben dire: quest’anno mi ha svuotato.
La perla del natale probabilmente assorbirà il fondino rimasto.
Come una spugna gettata sul fondo del secchio.
Resta poco.
Qualche briciola d’insegnamenti amari.
Poco salutare.
Vediamoli assieme.Ti accorgi delle cose preziose quando mancano.
Non ci sono cazzi: sto anatema è vero.
Qui parole rimangono sospese su numeri di telefono polverosi.
Sì, anche nella vita d’un salottiero fighetto come me.
Amicizie dalle complicità arrugginite si sono allentate.
S’è iniziato a contare su poco, a vivere di meno verità.
Ma non te ne accorgi subito.
Lasci cadere gioielli per strada, convinto d’aver le tasche piene.
Sei un pirla, lo sai, ed anche un amore coagula pesante,
inespresso e doloroso.
Gli altri corrono più avanti, superano, doppiano, inesorabili e leali.

Potrei scrivere, goliardico e fiducioso, d’una ripresa futura.
Di nuovi affascinanti orizzonti e prospettive.
Di sorrisi.
D’amore e amicizie vere.
Potrei.
Machissene.

Nel prossimo sarò più leggero, promesso.


* Jean Phiter, “mah!” Twyfelfontein 2004,
appiccicato sullo specchio in camera.