Pensiero veloce

Tutti adesso parlano di pedofilia.
Specialmente in ambiente ecclesiastico.
Ma scusate, vi siete svegliati ora dal letargo?
(io i pedofili li detesto…)
Ma da dove viene questa bellissima critica onnipresente?
O meglio…dove eravate prima?
Vabbè dai, niente spiegazioni!
Però rimanete e continuate a scrivere tutti.
Mi raccomando.
Continuate.
Magari, prima o poi, sarete ben letti da chi le faccende le può cambiare sul serio.
Quindi, sul serio, su questo argomento vi autorizzo a rompermi le balle ancora a lungo.
Il mio tedio è secondario a certe faccende.

Ad altre no però.
Quindi basta con la Franzoni.
Ha reso.
Grazie.

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11A

Caldo cazzo.
Sono le sette di sera qui sull’11A.
Umidità.
Luce arancione di tramonto.
Suoni di macchine e tremori dell’autobus.
Rumoracci ovunque. Immagini sfocate dalla canicola.
Schifo.

Un bambino di colore ridacchia urlando. Il padre come cioccolato fuso, torrido.
Signore ingioiellate dalle labbra vermiglie spettegolano. Madide di sudore.
La penna mi scivola dalle dita. Boccheggio e la risistemo sul notes. Continuo.
Ragazzi stanchi di mille cose dormono accasciati.
Sedie appiccicose d’una resina grigiastra. Scomode.
Aloni maleodoranti decorano magliette. Sempre le stesse magliette.
Qualcuno, elegante, cerca di darsi un contegno.
Mi formicola una gamba. Posizioni scomode, fastidiose.
Un tossico, arrotolato come una serpe su un tubaccio nero.
Sostegni verticali li chiamano, quei tubi.

Ora sbava, alla vista di una biondina tedesca che urla al telefonino.
Una schiuma giallastra sulla moquette catramosa.
Un adolescente brufoloso ci sbriciola patatine.

Un energumeno ci sciabatta in infradito. Piedi neri.
Contatti indesiderati.
Soffocanti buste della spesa. Spigolosi zaini. Ingombrantissime valigie universitarie.

Cade il biglietto ad una grondante ragazza down.
Una bellezza stinta, dalle fattezze orientali, raccoglie.
Un perizoma albeggia sui jeans strappati.

Un vecchio, camicia e cappello di paglia, osserva allupato.
Poi bestemmia.

Scene così.
D’una quotidianità delle sette di sera.
D’una giornata dura e bollente.
D’una gente comune, fin troppo.

E io scrivo seduto scomposto nella ferraglia di quel marasma.
Parte integrante, personaggio apatico, di uno scenario immobile, malsano.
La mia mano veloce viaggia accompagnando una linea frenetica d’inchiostro blu.
Il quaderno anticipa il blog.
Il blog rivela i retroscena dell’apatia.
Il mio lato intollerante.
Schizzinoso.
Insensibile.
Giudicatore.
Cattivo.

Ma ecco un forse.

Forse sono solo le sette di sera su un normalissimo 11A.

Bla Bla Bla

[…]

Rivela un’altra ragazza immagine, Francesca Lodo: "Ci si ritrova in discoteca, a volte… All’Hollywood, piuttosto… Non posso… non posso fare i nomi, non mi va di fare i nomi". Ma poi racconta, e si legge ancora nelle carte, che Belem Rodriguez, amica e collega, "una pista l’ha fatta con me". Dove? "Nei bagni dell’Hollywood". Bagni affollatissimi. Ci puoi incontrare che "pippa una riga", stando almeno a un’intercettazione, pure Francesca Versace. E, appena fuori dalla discoteca, ecco scattare gli agguati. E pure i calciatori Coco e Gilardino vengono paparazzati, prima uno e poi l’altro, insieme a ragazze che chissà come gli sono arrivate in braccio: e tutti devono pagare, per "non avere nocumento all’immagine".

Ma fosse solo l’Hollywood: nelle carte c’è chi racconta di come ha comprato "cocaina per conto della soubrette Aida Yespica, da un certo G.", in seguito identificato in un dipendente della discoteca Toqueville di Milano. Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa. Come il Pietro Tavallini, che sembra l’erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, "è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"".

[…]  Qui l’articolo intero.

Chemmerda…

GIUDIZI UNIVERSALI


 

 

 

TU. Sei un povero saccentone. Come puoi giudicare vivendo nella tua boccia di vetro?!? Vergognati. Vergognati e impara a vivere prima di aprire bocca.

TU. Piccola fatina dei boschi. Sai, saresti perfetta ma non esisti. Le fatine dei boschi non esistono. Non esistono persone buone con tutti. Persone circondate solo dal bene, non esistono. Quindi meno ipocrisia. Impara a essere qualcosa di umano. A dare di più, a concedere di meno, a valutare il mondo reale. Perchè è qui che vivi bella, svegliati!

TU. Poverino. Mi fai quasi pena. Esci dal tuo guscio. Startene lì non serve a nulla. E poi non fare la vittima del mondo. Sei vittima solo di te stesso. Devi trovare il coraggio di urlare le tue opinioni. Incazzati. Di a lui che sbaglia. Di a lei che l’ami. Di a noi di stare zitti quando ti infastidiamo. Di a loro quello che pensi. Prendi il giornale e picchia il cane se ti ha distrutto l’enciclopedia a morsi. Non limitarti a piangere e raccogliere i pezzi ogni volta. Maroni please!


TU. L’ABC del piangiti addosso. Mamma mia…il tuo non è un caso umano, è la normalità! Un marito lo trovi, un’amica la trovi, un cane lo trovi, la mamma ti perdonerà e l’ex ragazzo ti lascerà in pace! I veri casini sono altri, rilassati!


TU. Tu mi fai davvero innervosire. Con quel bel sorriso da rappresentante, il portafoglio gonfio, la voglia di divertirsi e tutto il resto…possibile che diventi il suo schiavo? Cazzo, ti sembra? Basta borse, teatri, ristoranti, diamanti, orologi, telefonini, scarpe. Basta. Tutto al rigattiere. Lei per strada e tu di nuovo in pista. Vedrai come ce la si spassa!


TU. Robe da matti. E’ così sottile il punto che quasi quasi sparisce all’occhio dei meno esperti, di quelli che ti sono sfuggiti. Ma io lo vedo il tuo difetto. Lo vedo perchè lo possono vedere le persone che ti mangi, se vogliono. E’ così. Inghiotti tutti i tuoi contatti. Proprio tutti. E tutti si divertono dapprima. Tutti sono felici perchè hai tante doti da mostrare. Tanti talenti. Tante idee e allegria. Ma le cose inghiottite poi si ritrovano tutte nello stesso posto. Uno schifo. Uno schifo scoprire che sei stato inghiottito così come tanti altri. Che non eri niente di speciale. Solo uno spuntino tra tanti pasti. Uno stronzetto che galleggia accanto a migliaia uguali. Dimenticami ma inizia a dare maggior valore alle persone e vedrai che non rimarrai mai affamata. Non sarai mai sola.


TU. Sei un dolore come la nebbia. Un dolore che aleggia leggero e che a volte non c’è. Il tuo burbero fattore dovrebbe dare più sicurezza alle persone care. Allora tu spariresti e al tuo posto sarebbe il sereno.


TU. Dolce mela verde. Stai attenta al vermino che ti porti appresso. I vermini sembrano carini ma dentro ti mangiano. Se vuoi mantenere la tua polpa granulosa e deliziosa, risolvi le tue questioni. Magari il vermino se ne andrà lasciandoti solo un segnetto. Matura! E fallo velocemente perchè fai presto a marcire!


TU. Piccolo puntino lontano. Vattene perchè anche da laggiù mi infastidisci. Luccicante di amor proprio, a ritmo di slogan, te ne devi andare! Cambia la tua vita! Rivoluzionati! E’ nell’aria! Vattene e non ti farai male. Resta, continua a disturbare gli astanti, e vedrai. Questa non è una minaccia vera e propria, è un consiglio anche per te stesso. Perchè anche da puntino rimani legato a noi. E’ un legame che prima o poi ti si ritorcerà contro e ti farà male.


TU. Presuntuosa egocentrica! Non esisti solo tu! Inizia a dar spazio al prossimo! Le buone maniere non ti mancano ma sempre e comunque soffochi l’altro. Datti una calmata! Umiltà, umiltà, umiltà.


TU. Sei sparito. Torna, cazzo, torna! Perchè questa mania del solo? Stavi male? Beh, allora impara a parlare, a confrontarti. Debole da quattro soldi. Mi fai pena. Ah, ti stanno ancora aspettando.