Indifferenza – Parte Due


Tutto è fermo.

Pino è seduto composto sulla sua macchina.
Apre gli occhi, vede. E’ vivo.
Adrenalina e altri ormoni sono stati prodotti in eccesso in seguito allo shock.
I respiri profondi che si costringe a fare non domano il tremore diffuso del corpo.
Quel corpo settantenne dentro quella macchina, sono entrambi intatti e fortunati.
Solo i rumori non sono dei migliori.
Grida di donna.
Clacson in lontananza.
Odore di benzina.
E ancora urla.

Là davanti Annamaria è seduta priva di coscienza sulla sua Smart.
Ha il collo fratturato.
La quarta vertebra cervicale si è sbriciolata in segmenti taglienti.
Il midollo spinale si è lacerato sul peso del colpo.
Il diaframma è immobile, non respira.
Annamaria è morta ma la signora che la strattona dal finestrino non sembra rendersene conto.
Si chiama Rosa, attempata, elegante.
Non è riuscita a frenare per nulla e la sua grossa berlina ha colpito la Smart, inghiottendola da dietro.
Rosa è nel panico, ha un grosso taglio sulla fronte che le bagna di sangue l’occhio sinistro.
Farnetica sulla ragazza della Smart prima di svenire, in coma, sull’asfalto caldo.
Dietro la macchina di Pino due uomini stanno litigando.
Il più giovane si chiama Paolo. Ha la pelle olivastra e un labbro rotto che la tinge di scuro fin sotto il mento.
E’ schiacciato contro una piccola utilitaria dall’altro uomo, un energumeno in camicia: Roberto.
Urlano entrambi le loro ragioni.
Una provocazione. Un altro spintone violento.
Paolo si piega all’urto appoggiandosi con un botto al cofano distrutto della sua piccola macchina rosa.
E’ testardo il ragazzo e la rabbia lo rende intrattabile. Sragiona.
Roberto è furioso. Da qualche chilometro l’utilitaria rosa lo tallonava irriverente.
Risultato: il nuovo suv demolito. Le mani prudono.
Il ragazzino si ribella alla sua spinta con una ginocchiata mirata, imprevedibile.
Continuano gli insulti.
Un odore pungente.
Paolo pensa al sangue che gli invade la bocca.
Roberto ha un brutto presentimento, ma troppo tardi.
Una fiammata li avvolge.
Si staccano dall’auto con vestiti e capelli alle fiamme.
Inciampano entrambi, l’uno sull’altro.
Niente erba, niente sabbia, solo asfalto caldo, restio alle fiamme.

Si spengono.

Forse troppo lentamente.
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Indifferenza – Parte Uno


Pino guida la sua piccola Ford sulla tangenziale affollata di Bologna.
Quella vecchia macchina lo accompagna da parecchio.
Mai un colpo di tosse lui in settantatré anni; mai un colpo di tosse lei in dodici.
Una buona simbiosi uomo-macchina che tutti i weekend si muove con anziana caparbietà lungo il tragitto Bologna-Loiano.

A Pino piace quel podere.
Vecchio piccolo e inutile secondo la moglie; pittoresco, ricco e rilassante secondo lui.
Torna or ora, guidando la sua auto, con un sacchetto di castagne e una bottiglia di fragolino sul sedile del passeggero.
“Te l’ho preso in Svizzera”, ha detto il tabaccaio di lassù, “è originale vè!”.
Lo avrebbe assaggiato a casa, appena arrivato.
Si calza la coppola per ripararsi dall’abbaglio del sole e si concentra al volante; silenzio.

E’ circa l’una di pomeriggio di un lunedì qualunque e c’è il tipico traffico pausa-pranzo.
Un fiume veloce di scarichi e fanali che si muove a tratti, come un grosso bruco maculato.
D’un tratto un colpo. Un boato.
Una lamiera rossa vola laggiù, davanti. Stridore.
Ancora un fracassarsi e l’auto difronte diventa improvvisamente troppo vicina.
Pino schiaccia il pedale del freno con vigore.
Scrocchia con un lieve dolore l’articolazione del ginocchio.
Una mano sudata scivola dal volante e con lei la Ford; come se l’asfalto polveroso fosse di vetro.
Le gomme imprecano. Panico.
Secondi dilatati senza controllo.
Gli occhi si stringono. Le rughe disegnano una disperazione quasi rassegnata.
Poi fine.
La macchina si congela immobile, come disarticolata, trasversale in mezzo alla strada.
Altre due auto si accartocciano dietro.
Senza pietà l’una per l’altra.