11A

Caldo cazzo.
Sono le sette di sera qui sull’11A.
Umidità.
Luce arancione di tramonto.
Suoni di macchine e tremori dell’autobus.
Rumoracci ovunque. Immagini sfocate dalla canicola.
Schifo.

Un bambino di colore ridacchia urlando. Il padre come cioccolato fuso, torrido.
Signore ingioiellate dalle labbra vermiglie spettegolano. Madide di sudore.
La penna mi scivola dalle dita. Boccheggio e la risistemo sul notes. Continuo.
Ragazzi stanchi di mille cose dormono accasciati.
Sedie appiccicose d’una resina grigiastra. Scomode.
Aloni maleodoranti decorano magliette. Sempre le stesse magliette.
Qualcuno, elegante, cerca di darsi un contegno.
Mi formicola una gamba. Posizioni scomode, fastidiose.
Un tossico, arrotolato come una serpe su un tubaccio nero.
Sostegni verticali li chiamano, quei tubi.

Ora sbava, alla vista di una biondina tedesca che urla al telefonino.
Una schiuma giallastra sulla moquette catramosa.
Un adolescente brufoloso ci sbriciola patatine.

Un energumeno ci sciabatta in infradito. Piedi neri.
Contatti indesiderati.
Soffocanti buste della spesa. Spigolosi zaini. Ingombrantissime valigie universitarie.

Cade il biglietto ad una grondante ragazza down.
Una bellezza stinta, dalle fattezze orientali, raccoglie.
Un perizoma albeggia sui jeans strappati.

Un vecchio, camicia e cappello di paglia, osserva allupato.
Poi bestemmia.

Scene così.
D’una quotidianità delle sette di sera.
D’una giornata dura e bollente.
D’una gente comune, fin troppo.

E io scrivo seduto scomposto nella ferraglia di quel marasma.
Parte integrante, personaggio apatico, di uno scenario immobile, malsano.
La mia mano veloce viaggia accompagnando una linea frenetica d’inchiostro blu.
Il quaderno anticipa il blog.
Il blog rivela i retroscena dell’apatia.
Il mio lato intollerante.
Schizzinoso.
Insensibile.
Giudicatore.
Cattivo.

Ma ecco un forse.

Forse sono solo le sette di sera su un normalissimo 11A.

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10 Pensieri su &Idquo;11A

  1. scene simili mi ricordano i tempi del liceo, i tempi della 31 che prendevo alle otto meno un quarto x andare a scuole e della 30 che prendevo alle 14.15 x tiornare a casa. il caldo, il chiuso, l’appiccicaticcio ti rende nevrastenico, insofferente e impaziente. in situazioni di quel tipo tentavo disperatamente di mantenere un minimo di distanza dagli altri x evitare di ritrvarmi addosso il loro appiccicaticcio.

    ciao
    F

  2. scene simili mi ricordano i tempi del liceo, i tempi della 31 che prendevo alle otto meno un quarto x andare a scuole e della 30 che prendevo alle 14.15 x tiornare a casa. il caldo, il chiuso, l’appiccicaticcio ti rende nevrastenico, insofferente e impaziente. in situazioni di quel tipo tentavo disperatamente di mantenere un minimo di distanza dagli altri x evitare di ritrvarmi addosso il loro appiccicaticcio.

    ciao
    F

  3. Flavio – …se magari le tasse che paghiamo finissero nei buoni investimenti…

    Acqua – dici? alla fine mi è venuto un brutto spasmo di buonismo in effetti…

    Shady – liceo, università…sempre viaggi allucinanti anche per me! 😉

  4. Flavio – …se magari le tasse che paghiamo finissero nei buoni investimenti…

    Acqua – dici? alla fine mi è venuto un brutto spasmo di buonismo in effetti…

    Shady – liceo, università…sempre viaggi allucinanti anche per me! 😉

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