GIUDIZI UNIVERSALI


 

 

 

TU. Sei un povero saccentone. Come puoi giudicare vivendo nella tua boccia di vetro?!? Vergognati. Vergognati e impara a vivere prima di aprire bocca.

TU. Piccola fatina dei boschi. Sai, saresti perfetta ma non esisti. Le fatine dei boschi non esistono. Non esistono persone buone con tutti. Persone circondate solo dal bene, non esistono. Quindi meno ipocrisia. Impara a essere qualcosa di umano. A dare di più, a concedere di meno, a valutare il mondo reale. Perchè è qui che vivi bella, svegliati!

TU. Poverino. Mi fai quasi pena. Esci dal tuo guscio. Startene lì non serve a nulla. E poi non fare la vittima del mondo. Sei vittima solo di te stesso. Devi trovare il coraggio di urlare le tue opinioni. Incazzati. Di a lui che sbaglia. Di a lei che l’ami. Di a noi di stare zitti quando ti infastidiamo. Di a loro quello che pensi. Prendi il giornale e picchia il cane se ti ha distrutto l’enciclopedia a morsi. Non limitarti a piangere e raccogliere i pezzi ogni volta. Maroni please!


TU. L’ABC del piangiti addosso. Mamma mia…il tuo non è un caso umano, è la normalità! Un marito lo trovi, un’amica la trovi, un cane lo trovi, la mamma ti perdonerà e l’ex ragazzo ti lascerà in pace! I veri casini sono altri, rilassati!


TU. Tu mi fai davvero innervosire. Con quel bel sorriso da rappresentante, il portafoglio gonfio, la voglia di divertirsi e tutto il resto…possibile che diventi il suo schiavo? Cazzo, ti sembra? Basta borse, teatri, ristoranti, diamanti, orologi, telefonini, scarpe. Basta. Tutto al rigattiere. Lei per strada e tu di nuovo in pista. Vedrai come ce la si spassa!


TU. Robe da matti. E’ così sottile il punto che quasi quasi sparisce all’occhio dei meno esperti, di quelli che ti sono sfuggiti. Ma io lo vedo il tuo difetto. Lo vedo perchè lo possono vedere le persone che ti mangi, se vogliono. E’ così. Inghiotti tutti i tuoi contatti. Proprio tutti. E tutti si divertono dapprima. Tutti sono felici perchè hai tante doti da mostrare. Tanti talenti. Tante idee e allegria. Ma le cose inghiottite poi si ritrovano tutte nello stesso posto. Uno schifo. Uno schifo scoprire che sei stato inghiottito così come tanti altri. Che non eri niente di speciale. Solo uno spuntino tra tanti pasti. Uno stronzetto che galleggia accanto a migliaia uguali. Dimenticami ma inizia a dare maggior valore alle persone e vedrai che non rimarrai mai affamata. Non sarai mai sola.


TU. Sei un dolore come la nebbia. Un dolore che aleggia leggero e che a volte non c’è. Il tuo burbero fattore dovrebbe dare più sicurezza alle persone care. Allora tu spariresti e al tuo posto sarebbe il sereno.


TU. Dolce mela verde. Stai attenta al vermino che ti porti appresso. I vermini sembrano carini ma dentro ti mangiano. Se vuoi mantenere la tua polpa granulosa e deliziosa, risolvi le tue questioni. Magari il vermino se ne andrà lasciandoti solo un segnetto. Matura! E fallo velocemente perchè fai presto a marcire!


TU. Piccolo puntino lontano. Vattene perchè anche da laggiù mi infastidisci. Luccicante di amor proprio, a ritmo di slogan, te ne devi andare! Cambia la tua vita! Rivoluzionati! E’ nell’aria! Vattene e non ti farai male. Resta, continua a disturbare gli astanti, e vedrai. Questa non è una minaccia vera e propria, è un consiglio anche per te stesso. Perchè anche da puntino rimani legato a noi. E’ un legame che prima o poi ti si ritorcerà contro e ti farà male.


TU. Presuntuosa egocentrica! Non esisti solo tu! Inizia a dar spazio al prossimo! Le buone maniere non ti mancano ma sempre e comunque soffochi l’altro. Datti una calmata! Umiltà, umiltà, umiltà.


TU. Sei sparito. Torna, cazzo, torna! Perchè questa mania del solo? Stavi male? Beh, allora impara a parlare, a confrontarti. Debole da quattro soldi. Mi fai pena. Ah, ti stanno ancora aspettando.

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3 Pensieri su &Idquo;GIUDIZI UNIVERSALI

  1. TU. Cancella l’espressione incredula, chiudi la bocca, chiudi gli occhi che mi inchiodano al muro.
    Non ti stupire se ti lascio la chiavi sul tavolo, se raccolgo la borsa, oltrepasso la porta e la chiudo alle mie spalle.
    Non ti stupire se la lama che ti sfiorava il braccio ha lasciato una crepa.
    Non ti stupire se non esce sangue.

    Siamo tutti così, fatti di tessuti, di creme, di lattice.
    Vuoti come il distacco, come il saluto che non ci siamo dati.

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